Udite, udite! La nuova Finanziaria impone alle amministrazioni pubbliche di dimezzare le spese per le missioni all'estero dei dipendenti. Leggendo l'art. 6.12 DL 31 maggio 2010 n. 78, sembra che anche l'università sia colpita da questo provvedimento. Spero di sbagliarmi, magari si tratterà dell'ennesima gaffe di Tremonti e del governo Berlusconi, ma il rischio è grosso.
Se fosse vero, si metterebbero ulteriori paletti alla mobilità di ricercatori e docenti all'estero, attività che incentiva la crescita dei giovani, lo sviluppo e la diffusione delle conoscenze. Avremo toccato il fondo? O ci aspetta anche di peggio?
Art. 6. 12.
A decorrere dall'anno 2011 le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico
consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di
statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n.
196, incluse le autorità indipendenti, non possono effettuare spese per missioni, anche
all'estero, con esclusione delle missioni internazioni di pace, delle missioni delle forze di
polizia e dei vigili del fuoco, del personale di magistratura, nonché di quelle strettamente
connesse ad accordi internazionali ovvero indispensabili per assicurare la partecipazione
a riunioni presso enti e organismi internazionali o comunitari, nonché con investitori
istituzionali necessari alla gestione del debito pubblico, per un ammontare superiore al 50
per cento della spesa sostenuta nell'anno 2009. Gli atti e i contratti posti in essere in
violazione della disposizione contenuta nel primo periodo del presente comma
costituiscono illecito disciplinare e determinano responsabilità erariale. Il limite di spesa
stabilito dal presente comma può essere superato in casi eccezionali, previa adozione di
un motivato provvedimento adottato dall'organo di vertice dell'amministrazione, da
comunicare preventivamente agli organi di controllo ed agli organi di revisione dell'ente.
Il presente comma non si applica alla spesa effettuata per lo svolgimento di compiti
ispettivi. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto le diarie per le
missioni all'estero di cui all'art. 28 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con
legge 4 agosto 2006, n. 248, non sono più dovute; la predetta disposizione non si applica
alle missioni internazioni di pace. Con decreto del Ministero degli affari esteri di concerto
con il Ministero dell'economia e delle finanze sono determinate le misure e i limiti
concernenti il rimborso delle spese di vitto e alloggio per il personale inviato all'estero. A
decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto gli articoli 15 della legge 18
dicembre 1973, n. 836 e 8 della legge 26 luglio 1978, n.417 e relative disposizioni di
attuazione, non si applicano al personale contrattualizzato di cui al d.lgs. 165 del 2001 e
cessano di avere effetto eventuali analoghe disposizioni contenute nei contratti collettivi.
13.
La ricerca scientifica pubblica in Italia versa da anni in gravi condizioni. Per salvarla serve un fronte ampio e compatto formato non solo da docenti e ricercatori, ma anche da studenti, laureati e precari, che intraprenda azioni concrete volte a sensibilizzare opinione pubblica e classe politica, per ottenere riforme urgenti e condivise. Questo blog vuole essere una piattaforma propositiva di aggregazione e informazione per chi si rifiuta di assistere in silenzio ad un tracollo annunciato.
domenica 5 settembre 2010
giovedì 22 luglio 2010
Le misure del Governo Berlusconi per Università e ricerca: una "cura" che ucciderà il paziente
UNIVERSITA' E RICERCA: UNA CURA CHE NON UCCIDA IL PAZIENTE
Le misure finanziarie che il governo Berlusconi sta per approvare prevedono, tra l’altro, tagli pesanti e indiscriminati all’università e alla ricerca pubbliche. Questi tagli arrivano dopo anni di costante declino dei finanziamenti, in assenza un sistema, serio e internazionalmente riconosciuto, di valutazione della ricerca e della didattica.
L’università e la ricerca in Italia hanno senza dubbio bisogno di una cura, che però non uccida il paziente! Per un vero risanamento sono necessarie misure efficaci che introducano un sistema di valutazione rigoroso e trasparente, allo scopo di colpire aree di improduttività e nepotismo. In assenza di ciò, i tagli indiscriminati del governo Berlusconi penalizzeranno solo le componenti attive e vitali degli Atenei e dei centri di ricerca, quelle che da anni lavorano e producono, pur tra mille difficoltà. Se le misure verranno attuate, si avranno effetti devastanti per lo sviluppo culturale e tecnologico di tutto il paese.
Patrizia Lavia, ricercatrice IBPM, CNR-Roma
Patrizio Dimitri, Professore di Genetica, Università La Sapienza
Le misure finanziarie che il governo Berlusconi sta per approvare prevedono, tra l’altro, tagli pesanti e indiscriminati all’università e alla ricerca pubbliche. Questi tagli arrivano dopo anni di costante declino dei finanziamenti, in assenza un sistema, serio e internazionalmente riconosciuto, di valutazione della ricerca e della didattica.
L’università e la ricerca in Italia hanno senza dubbio bisogno di una cura, che però non uccida il paziente! Per un vero risanamento sono necessarie misure efficaci che introducano un sistema di valutazione rigoroso e trasparente, allo scopo di colpire aree di improduttività e nepotismo. In assenza di ciò, i tagli indiscriminati del governo Berlusconi penalizzeranno solo le componenti attive e vitali degli Atenei e dei centri di ricerca, quelle che da anni lavorano e producono, pur tra mille difficoltà. Se le misure verranno attuate, si avranno effetti devastanti per lo sviluppo culturale e tecnologico di tutto il paese.
Patrizia Lavia, ricercatrice IBPM, CNR-Roma
Patrizio Dimitri, Professore di Genetica, Università La Sapienza
Alison Abbott commenta su Nature il triste momento di Università e Ricerca pubbliche, fatte a pezzi dai tagli del Governo Berlusconi
Questo è senza dubbio il peggior momento mai attraversato da università e ricerca in Italia, anche la rivista Nature se ne sta occupando. Insieme ad altri colleghi abbiamo inviato dei commenti alla giornalista Alison Abbott che ha scritto un bel pezzo a riguardo (http://www.nature.com/news/2010/300610/full/466016b.html). Chi vuole può partecipare.
domenica 4 luglio 2010
Il governo Berlusconi vuole tagliare la tredicesima di ricercatori e docenti universitari
Dopo aver già congelato gli scatti stipendiali di docenti e ricercatori universitari, il governo Berlusconi adesso minaccia di tagliare addirittura la tredicesima. Il provvedimento si riferisce anche a poliziotti, carabinieri, magistrati, diplomatici e insegnanti della scuola. Si tratta dell'ultima bella pensata di una maggioranza ormai allo sbando.
C'è da dire che scuola, università e ricerca pubbliche sono da sempre i capri espiatori di questo e di altri governi. Infatti, i tagli indiscriminati di Tremonti & co. hanno già messo in ginocchio questi settori fondamentali per la crescita culturale e lo sviluppo di un paese civile, ma ora si tocca il fondo.
Invece di dedicarsi alla "macelleria", perchè Tremonti non colpisce le rendite e i privilegi delle tante caste di questo paese? Per cominciare, potrebbe dimezzare ricchi stipendi e pensioni d'oro che vengono generosamente elargisti a ministri e parlamentari, riducendo i numerosi benefici della classe politica più pagata del mondo occidentale. Sarebbe un bel gesto ed un buon risparmio.
C'è da dire che scuola, università e ricerca pubbliche sono da sempre i capri espiatori di questo e di altri governi. Infatti, i tagli indiscriminati di Tremonti & co. hanno già messo in ginocchio questi settori fondamentali per la crescita culturale e lo sviluppo di un paese civile, ma ora si tocca il fondo.
Invece di dedicarsi alla "macelleria", perchè Tremonti non colpisce le rendite e i privilegi delle tante caste di questo paese? Per cominciare, potrebbe dimezzare ricchi stipendi e pensioni d'oro che vengono generosamente elargisti a ministri e parlamentari, riducendo i numerosi benefici della classe politica più pagata del mondo occidentale. Sarebbe un bel gesto ed un buon risparmio.
sabato 29 maggio 2010
Il governo Berlusconi vuole cancellare istituti scientifici di grande valore
Nella manovra finanziaria dell'imminente decreto legge del governo Berlusconi si prevede la soppressione o accorpamento di una ventina di enti pubblici ritenuti “inutili”. Clamorosamente, nella lista figurano istituti di grande valore come l’Istituto Nazionale di Alta Matematica (INDAM), di recente valutato al primo posto tra gli enti di ricerca italiani; il prestigioso Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e la Stazione Zoologica “A. Dohrn”. In particolare, la stazione Zoologica nel suo genere è uno dei centri di ricerca più importanti al mondo, dal punto di vista scientifico e storico, e nel suo consiglio scientifico ha ben tre premi nobel in camo biologico.
Nella black list delle cancellazioni non c'è invece alcuna traccia di altri enti pubblici dai nomi e dalle funzioni stravaganti, già citati nei precedenti post di questo blog. Tra questi, oltre all'Opera nazionale dei figli degli aviatori, meritano una menzione speciale il Banco nazionale prova armi da fuoco e l’Istituto di beneficenza Vittorio Emanuele III. Quest'ultimo venne fondato per "esercitare funzione di assistenza a favore degli ufficiali pensionati delle Forze armate e della Guardia di Finanzia o dei loro familiari". SI tratta di strutture di cui fino ad oggi solo pochi avevano colto appieno l’importanza, ma che grazie a recenti e approfondite analisi condotte dal governo sembra siano state ritenute indispensabili per il bene e lo sviluppo della nostra patria. Evviva!
Ironia a parte, questi interventi sono frutto di una politica abominevole, fatta di azioni in apparenza irrazionali: quale capo di governo serio, quale Ministro responsabile e consapevole potrebbe avallarli? In realtà, dietro a tutto ciò, come dietro e ai tagli indiscriminati perpetrati ai danni dell’università, si cela un unico e ben preciso disegno: la distruzione definitiva della ricerca scientifica pubblica in Italia. Bisogna opporsi a questo scempio!
Nella black list delle cancellazioni non c'è invece alcuna traccia di altri enti pubblici dai nomi e dalle funzioni stravaganti, già citati nei precedenti post di questo blog. Tra questi, oltre all'Opera nazionale dei figli degli aviatori, meritano una menzione speciale il Banco nazionale prova armi da fuoco e l’Istituto di beneficenza Vittorio Emanuele III. Quest'ultimo venne fondato per "esercitare funzione di assistenza a favore degli ufficiali pensionati delle Forze armate e della Guardia di Finanzia o dei loro familiari". SI tratta di strutture di cui fino ad oggi solo pochi avevano colto appieno l’importanza, ma che grazie a recenti e approfondite analisi condotte dal governo sembra siano state ritenute indispensabili per il bene e lo sviluppo della nostra patria. Evviva!
Ironia a parte, questi interventi sono frutto di una politica abominevole, fatta di azioni in apparenza irrazionali: quale capo di governo serio, quale Ministro responsabile e consapevole potrebbe avallarli? In realtà, dietro a tutto ciò, come dietro e ai tagli indiscriminati perpetrati ai danni dell’università, si cela un unico e ben preciso disegno: la distruzione definitiva della ricerca scientifica pubblica in Italia. Bisogna opporsi a questo scempio!
domenica 18 aprile 2010
Enti inutili: l'Inchiesta di "Report".
Enti inutili per molti, ma utilissimi a pochi.. vi segnalo l'inchiesta di "Report"
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90060,00.html
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90060,00.html
Proponiamo Emergency per il Premio Nobel per la pace.
Inserisco il testo dell'appello inviato dal collega Sergio Pimpinelli al Presidente Napolitano, perchè proponga Emergency per premio Nobel per la pace. Chi è interessato può sostenere l'appello inviando una e-mail al seguente indirizzo:presidenza.repubblica@quirinale.it
Al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano
Signor Presidente della Repubblica,
Le rivolgo questo appello confidando nella sua sensibilità di guida morale del nostro paese e nella speranza che voglia quindi prendere seriamente in considerazione la mia proposta che, credo, sia condivisa da una grande parte di nostri connazionali.
In questo momento così difficile per il nostro paese, così confuso per quanto riguarda la situazione politica internazionale e così cinico da giustificare le guerre come necessarie per il mantenimento della pace, ci sono persone e istituzioni che, con il loro lavoro quotidiano e a costo di grandi sacrifici, testimoniano l’orrore della guerra alleviando le sofferenze causate alle persone di tutte le parti coinvolte nei conflitti. Questa testimonianza, invece di essere apprezzata, risulta per molti ambienti nazionali e internazionali un fastidio da liquidare o, al minimo, da screditare. Niente di nuovo, la nostra storia è piena di situazioni in cui gli italiani nel mondo si sono fatti onore, acquisendo anche un elevato potere culturale, nella più completa noncuranza se non nell’ostracismo dei governi nazionali.
Pertanto, io le chiedo di proporre Emergency per il premio Nobel per la Pace. A mio parere, questa proposta costituirebbe un meritato riconoscimento per l’encomiabile attività svolta da questa organizzazione e, in caso positivo, restituirebbe onore e dignità al premio che, in una gran parte dei casi, è stato assegnato in base a calcoli politici come testimoniato anche dall’ultima ipocrita assegnazione.
Coraggio Presidente! Si schieri dalla parte virtuosa degli italiani che sono tanti anche se profondamente frustrati dalla situazione attuale in cui sono costretti a vivere.
Con rispetto
Sergio Pimpinelli
Al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano
Signor Presidente della Repubblica,
Le rivolgo questo appello confidando nella sua sensibilità di guida morale del nostro paese e nella speranza che voglia quindi prendere seriamente in considerazione la mia proposta che, credo, sia condivisa da una grande parte di nostri connazionali.
In questo momento così difficile per il nostro paese, così confuso per quanto riguarda la situazione politica internazionale e così cinico da giustificare le guerre come necessarie per il mantenimento della pace, ci sono persone e istituzioni che, con il loro lavoro quotidiano e a costo di grandi sacrifici, testimoniano l’orrore della guerra alleviando le sofferenze causate alle persone di tutte le parti coinvolte nei conflitti. Questa testimonianza, invece di essere apprezzata, risulta per molti ambienti nazionali e internazionali un fastidio da liquidare o, al minimo, da screditare. Niente di nuovo, la nostra storia è piena di situazioni in cui gli italiani nel mondo si sono fatti onore, acquisendo anche un elevato potere culturale, nella più completa noncuranza se non nell’ostracismo dei governi nazionali.
Pertanto, io le chiedo di proporre Emergency per il premio Nobel per la Pace. A mio parere, questa proposta costituirebbe un meritato riconoscimento per l’encomiabile attività svolta da questa organizzazione e, in caso positivo, restituirebbe onore e dignità al premio che, in una gran parte dei casi, è stato assegnato in base a calcoli politici come testimoniato anche dall’ultima ipocrita assegnazione.
Coraggio Presidente! Si schieri dalla parte virtuosa degli italiani che sono tanti anche se profondamente frustrati dalla situazione attuale in cui sono costretti a vivere.
Con rispetto
Sergio Pimpinelli
giovedì 15 aprile 2010
Un miliardo di euro all'anno per finanziare enti e istituti inutili
Da una parte lo stato penalizza drasticamente ricerca, università e scuola con tagli assurdi e indiscriminati e dall'altra continua imperterrito a finanziare enti o istituti inutili o poco utili che si occupano di questioni veramente marginali.
Basti pensare ad esempio ad una di queste strutture chiamata "Opera nazionale dei figli degli aviatori" , denominazione di stile alquanto fascista, con un consiglio di amministrazione di nove membri, tutti militari, con un segretario generale e un collegio dei revisori di tre membri. Tutti nominati dal ministro della Difesa su proposta del capo di stato maggiore dell'Aeronautica militare. Si legge che questo istituto si occupa di una attività veramente utile e meritoria, ovvero "provvedere alla educazione morale, intellettuale, fisica, all'assistenza religiosa ed alle cure igieniche e sanitarie, allo scopo di prepararli (i figli degli aviatori) ad un avvenire adeguato alle loro capacità e tendenze".
Pensando alle condizioni in cui si lavora nelle università e nelle scuole, a come sono penalizzati studenti, docenti e ricercatori, pensando a tutti quelli che sono costretti a vivere con stipendi da fame, sale un moto di sdegno e di rabbia. Questo è sempre più il paese delle ingiustizie sociali, manovrato a piacimento da un'oligarchia politica becera e nepotista che punta ad accumulare privilegi favorendo amici e parenti: un paese da rifondare completamente!
Basti pensare ad esempio ad una di queste strutture chiamata "Opera nazionale dei figli degli aviatori" , denominazione di stile alquanto fascista, con un consiglio di amministrazione di nove membri, tutti militari, con un segretario generale e un collegio dei revisori di tre membri. Tutti nominati dal ministro della Difesa su proposta del capo di stato maggiore dell'Aeronautica militare. Si legge che questo istituto si occupa di una attività veramente utile e meritoria, ovvero "provvedere alla educazione morale, intellettuale, fisica, all'assistenza religiosa ed alle cure igieniche e sanitarie, allo scopo di prepararli (i figli degli aviatori) ad un avvenire adeguato alle loro capacità e tendenze".
Pensando alle condizioni in cui si lavora nelle università e nelle scuole, a come sono penalizzati studenti, docenti e ricercatori, pensando a tutti quelli che sono costretti a vivere con stipendi da fame, sale un moto di sdegno e di rabbia. Questo è sempre più il paese delle ingiustizie sociali, manovrato a piacimento da un'oligarchia politica becera e nepotista che punta ad accumulare privilegi favorendo amici e parenti: un paese da rifondare completamente!
lunedì 5 aprile 2010
La ricerca di base in Italia rischia di scomparire
Come molti sanno, la ricerca scientifica si distingue in due categorie, entrambe importanti: ricerca applicata e ricerca di base. Quella applicata ha come fine primario l’utilizzo delle conoscenze a fini pratici. Un esempio noto di ricerca applicata in campo bio-medico è dato dagli studi finalizzati alla cura di tumori e malattie ereditarie, che per quanto necessari, purtroppo non elargiscono rimedi immediati. Al contrario, la ricerca di base, anche detta pura, ha come scopo l'avanzamento della conoscenza e la delucidazione di determinati fenomeni fisici, chimici, biologici. È un’analisi esplorativa, un’avventura intellettuale, condotta senza ovvi fini pratici. Un’attività che porta idee, cultura, prodotti immateriali, inutili per chi considera solo la capacità immediata di generare denaro e profitto.
Ma la storia della scienza insegna che è proprio la ricerca di base il vero motore del progresso scientifico e tecnologico. Negli ultimi decenni, ad esempio, i risultati più significativi ottenuti nel campo della Genetica, non sono scaturiti da studi applicativi, bensì da ricerche di base su fenomeni in apparenza bizzarri, condotte in opportuni “sistemi modello”, organismi con proprietà biologiche particolarmente idonee agli studi sperimentali. Due casi su tutti: il Nobel per la Biologia e Medicina assegnato nel 1995 a Ed Lewis, Christiane Nusslein e Eric Wieschaus per la scoperta dei geni dello sviluppo in Drosophila melanogaster, il moscerino della frutta, e nel 2006 a Andrew Fire e Craig Mello per la scoperta di un sistema che “spegne” i geni in Caenorhabditis elegans, un vermetto. Due ricerche che hanno prodotto delle vere rivoluzioni nel campo della biologia.
Ricerche fondamentali condotte su moscerini e vermi? Sì, perché non c’è alcuna relazione tra la rilevanza e l'impatto di una problematica scientifica o la complessità di un sistema biologico e la taglia dell’organismo modello che viene utilizzato, altrimenti in Biologia dovremmo studiare solo balene o elefanti. Queste scoperte hanno accelerato lo sviluppo di nuovi e rivoluzionari approcci applicativi in campo medico e insegnano che la ricerca non deve essere indirizzata, come alcuni vorrebbero, ma lasciata libera. Perché, dunque, questa cronica miopia di governi, industrie e fondazioni private che trascurano la ricerca di base a favore di quella applicata? Vorrei tanto essere smentito, ma per ora non vedo segnali positivi dal Governo e da Tremonti "mani di forbice". E se Telethon, Airc e altre fondazioni si mettessero una mano sulla coscienza e realizzassero finalmente anche dei bandi dedicati al finanziamento della ricerca di base?
Ma la storia della scienza insegna che è proprio la ricerca di base il vero motore del progresso scientifico e tecnologico. Negli ultimi decenni, ad esempio, i risultati più significativi ottenuti nel campo della Genetica, non sono scaturiti da studi applicativi, bensì da ricerche di base su fenomeni in apparenza bizzarri, condotte in opportuni “sistemi modello”, organismi con proprietà biologiche particolarmente idonee agli studi sperimentali. Due casi su tutti: il Nobel per la Biologia e Medicina assegnato nel 1995 a Ed Lewis, Christiane Nusslein e Eric Wieschaus per la scoperta dei geni dello sviluppo in Drosophila melanogaster, il moscerino della frutta, e nel 2006 a Andrew Fire e Craig Mello per la scoperta di un sistema che “spegne” i geni in Caenorhabditis elegans, un vermetto. Due ricerche che hanno prodotto delle vere rivoluzioni nel campo della biologia.
Ricerche fondamentali condotte su moscerini e vermi? Sì, perché non c’è alcuna relazione tra la rilevanza e l'impatto di una problematica scientifica o la complessità di un sistema biologico e la taglia dell’organismo modello che viene utilizzato, altrimenti in Biologia dovremmo studiare solo balene o elefanti. Queste scoperte hanno accelerato lo sviluppo di nuovi e rivoluzionari approcci applicativi in campo medico e insegnano che la ricerca non deve essere indirizzata, come alcuni vorrebbero, ma lasciata libera. Perché, dunque, questa cronica miopia di governi, industrie e fondazioni private che trascurano la ricerca di base a favore di quella applicata? Vorrei tanto essere smentito, ma per ora non vedo segnali positivi dal Governo e da Tremonti "mani di forbice". E se Telethon, Airc e altre fondazioni si mettessero una mano sulla coscienza e realizzassero finalmente anche dei bandi dedicati al finanziamento della ricerca di base?
Il bando Prin 2009 esce il primo aprile 2010:pesce d'aprile?
Dopo il grave ritardo delle valutazioni relative ai progetti Prin 2008, il bando Prin 2009 esce il primo aprile 2010 (vedi decreto). Una data che forse non è casuale è allude alla considerazione che questo governo ha per la ricerca scientifica? Qualcuno penserà: "meglio tardi che mai". Ma forse è già troppo tardi, visto che molti gruppi di ricerca che nel frattempo stanno scomparendo. Un anno di ritardo: non era mai accaduto. La situazione è ormai disperata per la ricerca di base che in Italia viene troppo spesso trascurata e rischia di estinguersi.
giovedì 1 aprile 2010
Il cavaliere e l'elisir di lunga vita
Nel recente comizio di San Giovanni, Silvio Berlusconi ha solennemente annunciato che uno dei punti fondamentali del suo governo nei prossimi tre anni è quello di voler “vincere il cancro” (http://www.youtube.com/watch?v=veKkjOXAPAg). Il premier purtroppo non ha specificato chi e come dovrebbe portare avanti questa battaglia. Che abbia già contattato un santo redivivo capace di far miracoli ? O forse qualche factotum è già al lavoro per preparare una legge “contra malannum”? Non ha neppure chiarito con quali mezzi si dovrebbe compiere l'opera, visto che per sostenere la ricerca scientifica e i ricercatori di solito sono necessari finanziamenti veri e non i tagli drastici e indiscriminati attuati in questi ultimi anni da Tremonti & co. L'ultimo esempio è dato dei progetti di ricerca di interesse nazionale che per il 2008 hanno ricevuto uno stanziamento tardivo di 90 milioni di euro per le 14 aree disciplinari (33% in meno rispetto al 2002). Una miseria se confrontati ai 138 milioni di euro previsti per le spese della sola Camera dei Deputati nel 2010. Non a caso, per ricerca e sviluppo l’Italia investe circa l’1% del PIL ed è agli ultimi posti tra i 30 paesi membri dell'OCSE. In queste condizioni, annunciare di vincere il cancro è come promettere l’elisir di lunga vita: qualcosa che assomiglia molto agli slogan degli imbonitori nelle vecchie fiere paesane. E come spesso accade, c'è chi ci crede.
domenica 7 marzo 2010
Una “pulizia etica” per i concorsi.
Condivido l’analisi fatta da Walter Tocci e sarei idealmente anche d’accordo con la soluzione della chiamata diretta, ma considerando lo stato attuale e i rapporti di forza presenti all’interno dei nostri atenei, la trovo purtroppo impraticabile. Infatti, una tale soluzione in questo momento favorirebbe ancora di più le logiche clientelari e nepotistiche che già la fanno da padrone. La chiamata diretta fallirebbe come sono falliti tutti gli altri meccanismi concorsuali sperimentati finora, generando le stesse aberrazioni che vengono denunciate oggi. D’altronde, anche la proposta fatta dall’ANDU sui concorsi temo non avrebbe miglior fortuna. Infatti, non credo che per far girare il vento bastino le commissioni nazionali interamente sorteggiate e composte da soli ordinari, e nemmeno che da quelle commissioni siano esclusi i docenti dell’Ateneo che bandisce il posto. Sappiamo bene che le reti accademiche sono vaste e potenti e capaci di funzionare in modo trasversale.
Vista la situazione, è lecito pensare che il fallimento di tutti i meccanismi concorsuali messi in pratica fino ad oggi sia dipeso non tanto dai meccanismi stessi, quanto da chi li ha sempre gestiti, ovvero quella elite di professori ordinari appartenente ai vari settori disciplinari e facente capo a gruppi e gruppuscoli accademici di potere. Come possiamo pensare che qualcosa cambi se i gestori saranno sempre i medesimi?
Che fare, allora? Per tentare una bonifica del sistema, i concorsi dovrebbero essere nazionali, come sostiene l’ANDU, ma a mio parere le commissioni dovrebbero prevedere una massiccia presenza di esperti stranieri (almeno il 50%), non perchè più bravi o più belli, ma solo in quanto garanti il più possibile indipendenti e svincolati dalle lobbies politico-accademiche di casa nostra. Qualcosa di simile dovrebbe valere anche per la valutazione dei progetti di ricerca.
Un decennio di tale pratica potrebbe produrre una discreta “pulizia etica” e favorire lo sviluppo di una nuova generazione accademica in media eticamente e professionalmente migliore della precedente. A quel punto si dovrebbe passare a una fase successiva basata su chiamata diretta dei candidati da parte degli Atenei e sulla loro valutazione, con finanziamenti in funzione dei risultati.
Vista la situazione, è lecito pensare che il fallimento di tutti i meccanismi concorsuali messi in pratica fino ad oggi sia dipeso non tanto dai meccanismi stessi, quanto da chi li ha sempre gestiti, ovvero quella elite di professori ordinari appartenente ai vari settori disciplinari e facente capo a gruppi e gruppuscoli accademici di potere. Come possiamo pensare che qualcosa cambi se i gestori saranno sempre i medesimi?
Che fare, allora? Per tentare una bonifica del sistema, i concorsi dovrebbero essere nazionali, come sostiene l’ANDU, ma a mio parere le commissioni dovrebbero prevedere una massiccia presenza di esperti stranieri (almeno il 50%), non perchè più bravi o più belli, ma solo in quanto garanti il più possibile indipendenti e svincolati dalle lobbies politico-accademiche di casa nostra. Qualcosa di simile dovrebbe valere anche per la valutazione dei progetti di ricerca.
Un decennio di tale pratica potrebbe produrre una discreta “pulizia etica” e favorire lo sviluppo di una nuova generazione accademica in media eticamente e professionalmente migliore della precedente. A quel punto si dovrebbe passare a una fase successiva basata su chiamata diretta dei candidati da parte degli Atenei e sulla loro valutazione, con finanziamenti in funzione dei risultati.
Concorsi universitari, quale soluzione?
Per approfondire l'argomento vi consiglio di andare sul sito dell'ANDU all'indirizzo
http://www.andu-universita.it/
In particolare, vi segnalo un'analisi molto approfondita sviluppata da Walter Tocci. Pur condividendo l'analisi di Tocci, non sono convinto che il reclutamento e la progressione della carriera per cooptazione rappresentino una scelta vincente.
http://www.centroriformastato.org/crs2/IMG/pdf/Quale_riforma_universitaria-WTocci.pdf
http://www.andu-universita.it/
In particolare, vi segnalo un'analisi molto approfondita sviluppata da Walter Tocci. Pur condividendo l'analisi di Tocci, non sono convinto che il reclutamento e la progressione della carriera per cooptazione rappresentino una scelta vincente.
http://www.centroriformastato.org/crs2/IMG/pdf/Quale_riforma_universitaria-WTocci.pdf
domenica 17 gennaio 2010
I risultati dei progetti Prin 2008: da un mese siamo tutti in attesa della firma della Gelmini
La ricerca scientifica è un elemento cardine per la crescita e lo sviluppo dei paesi evoluti. In Italia, invece, la ricerca pubblica è sempre più relegata al ruolo di Cenerentola. Infatti, i finanziamenti, già scarsi, sono diventati drammaticamente insufficienti a causa della politica miope e sconsiderata dei governi.
L’ultima ciliegina sulla torta ammuffita e indigesta confezionata dal Governo Berlusconi per gli affamati ricercatori italiani, è rappresentata dall’esito ancora ignoto della valutazione dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (Prin) per l’anno 2008. La graduatoria finale è stata sottoposta alla firma del Ministro Gelmini il 23 dicembre scorso, ben 10 mesi oltre la scadenza del bando. Gli ottimisti erano convinti che la Gelmini, conscia del grave ritardo accumulato nel corso della valutazione dei progetti, avrebbe subito ratificato la graduatoria con una semplice firmetta. Macchè, dopo quasi un mese centinaia di gruppi di ricerca e migliaia di professionisti pendono ancora dalle labbra, pardon dalle mani, della Gelmini, senza sapere se potranno o meno avere le risorse necessarie per proseguire le loro ricerche.
In assenza di una seria programmazione si è costretti a vivere alla giornata, a danno della ricerca stessa. In questo drammatico frangente, cara Gelmini, che senso parlare di valutazione, merito o eccellenza? In queste condizioni, come si può pensare di competere con gli altri paesi?
L’ultima ciliegina sulla torta ammuffita e indigesta confezionata dal Governo Berlusconi per gli affamati ricercatori italiani, è rappresentata dall’esito ancora ignoto della valutazione dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (Prin) per l’anno 2008. La graduatoria finale è stata sottoposta alla firma del Ministro Gelmini il 23 dicembre scorso, ben 10 mesi oltre la scadenza del bando. Gli ottimisti erano convinti che la Gelmini, conscia del grave ritardo accumulato nel corso della valutazione dei progetti, avrebbe subito ratificato la graduatoria con una semplice firmetta. Macchè, dopo quasi un mese centinaia di gruppi di ricerca e migliaia di professionisti pendono ancora dalle labbra, pardon dalle mani, della Gelmini, senza sapere se potranno o meno avere le risorse necessarie per proseguire le loro ricerche.
In assenza di una seria programmazione si è costretti a vivere alla giornata, a danno della ricerca stessa. In questo drammatico frangente, cara Gelmini, che senso parlare di valutazione, merito o eccellenza? In queste condizioni, come si può pensare di competere con gli altri paesi?
sabato 26 settembre 2009
Bravo Carlo Fiocchi: finalmente qualcuno denuncia il malcostume che vige nel nostro paese per la valutazione dei progetti di ricerca.
Il Professor Claudio Fiocchi si è dimesso da valutatore dei progetti di ricerca Prin dell’area di Medicina dopo aver ricevuto forti pressioni dagli stessi responsabili dei progetti che avrebbe dovuto giudicare. Il compito di Fiocchi doveva rimanere anonimo secondo quelle che sono le norme del Prin, ma così non è stato, c'è stata una soffiata; bene ha fatto il nostro collega a denunciare l'accaduto e a dimettersi appena ricevute le pressioni.
Io sto dalla parte di Fiocchi, anche se c'è chi ha idee diverse in merito ed esprime critiche a mio parere surreali (http://occhichesannoguardare.myblog.it/archive/2009/09/24/la-dannosa-ed-inutile-denuncia-del-prof-fiocchi.html).
Quella che Fiocchi ha vissuto in prima persona sembra essere una prassi consolidata in molti settori nell'ambito dei progetti ministeriali Prin (Medicina in primis). Da vari anni con lettere e petizioni abbiamo cercato di portare alla luce dei vari ministri difetti e magagne che affliggono la valutazione dei progetti scientifici finanziati dal Ministero, proponendo dei correttivi, ma a poco è valso (vedi precedenti post di questo blog). L'anno scorso su Panorama è anche uscito un articolo dove con alcuni colleghi avevamo messo insieme degli aneddoti sulle gravi pecche del sistema Prin, cercando di sensibilizzare il ministero, con scarsi risultati (http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2008/10/31SI45036.PDF).
Girava la voce che alcuni ricercatori avessero facoltà di dirottare i propri programmi a valutatori benevoli per ottenere giudizi addomesticati, ma non c'erano prove. Si tratta di una prassi disonesta che avvantaggia alcuni a danno di altri, dove non si parte tutti alla pari e il merito viene calpestato. Questa volta, però, il delirio di onnipotenza di certi accademici "furbetti" è stato frustrato, non immaginavano di dover fare i conti con l'onestà e la correttezza di Fiocchi. Ma quanti altri, invece, nel corso degli anni hanno lasciato correre?
Una brutta storia dove è possibile che siano coinvolti i garanti dell’area di Medicina, qualche "talpa" del Ministero, oppure entrambi. Leggiamo che la Gelmini aprirà un’inchiesta sull’accaduto (perché solo dopo l’articolo di Repubblica e non un mese fa quando Fiocchi scrisse al Ministero?). Speriamo che dopo le prime levate di scudi tutto non venga insabbiato, secondo le consuetudini di questa italia berlusconiana, speriamo che si facciano i nomi e i colpevoli siano sbugiardati.
Oggi molti politici e accademici si sciacquano la bocca con parole come valutazione e merito; purtroppo si tratta solo di atteggiamenti di facciata, perchè molti di essi finora hanno favorito e praticato solo nepotismo, clientelismo e familismo. La denuncia di Fiocchi dimostra che in Italia è sempre più è necessaria un’agenzia che applichi criteri di valutazione internazionalmente riconosciuti. Ma chi ci garantisce che i componenti di questa agenzia si comporteranno correttamente? Se si vuole cambiare veramente, a mio parere la valutazione di programmi scientifici e concorsi non dovrà essere affidata ai soliti noti "esperti" caserecci, ma appaltata ad arbitri stranieri, non perchè più bravi o più belli, ma solo più indipendenti e avulsi da inciuci e malcostume delle lobbies politico-accademiche nostrane; quegli inciuci e quel malcostume denunciati da Fiocchi. Un decennio di tale pratica potrebbe contribuire a ripristinare un senso etico e di responsabilità nel mondo accademico e della ricerca.
Io sto dalla parte di Fiocchi, anche se c'è chi ha idee diverse in merito ed esprime critiche a mio parere surreali (http://occhichesannoguardare.myblog.it/archive/2009/09/24/la-dannosa-ed-inutile-denuncia-del-prof-fiocchi.html).
Quella che Fiocchi ha vissuto in prima persona sembra essere una prassi consolidata in molti settori nell'ambito dei progetti ministeriali Prin (Medicina in primis). Da vari anni con lettere e petizioni abbiamo cercato di portare alla luce dei vari ministri difetti e magagne che affliggono la valutazione dei progetti scientifici finanziati dal Ministero, proponendo dei correttivi, ma a poco è valso (vedi precedenti post di questo blog). L'anno scorso su Panorama è anche uscito un articolo dove con alcuni colleghi avevamo messo insieme degli aneddoti sulle gravi pecche del sistema Prin, cercando di sensibilizzare il ministero, con scarsi risultati (http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2008/10/31SI45036.PDF).
Girava la voce che alcuni ricercatori avessero facoltà di dirottare i propri programmi a valutatori benevoli per ottenere giudizi addomesticati, ma non c'erano prove. Si tratta di una prassi disonesta che avvantaggia alcuni a danno di altri, dove non si parte tutti alla pari e il merito viene calpestato. Questa volta, però, il delirio di onnipotenza di certi accademici "furbetti" è stato frustrato, non immaginavano di dover fare i conti con l'onestà e la correttezza di Fiocchi. Ma quanti altri, invece, nel corso degli anni hanno lasciato correre?
Una brutta storia dove è possibile che siano coinvolti i garanti dell’area di Medicina, qualche "talpa" del Ministero, oppure entrambi. Leggiamo che la Gelmini aprirà un’inchiesta sull’accaduto (perché solo dopo l’articolo di Repubblica e non un mese fa quando Fiocchi scrisse al Ministero?). Speriamo che dopo le prime levate di scudi tutto non venga insabbiato, secondo le consuetudini di questa italia berlusconiana, speriamo che si facciano i nomi e i colpevoli siano sbugiardati.
Oggi molti politici e accademici si sciacquano la bocca con parole come valutazione e merito; purtroppo si tratta solo di atteggiamenti di facciata, perchè molti di essi finora hanno favorito e praticato solo nepotismo, clientelismo e familismo. La denuncia di Fiocchi dimostra che in Italia è sempre più è necessaria un’agenzia che applichi criteri di valutazione internazionalmente riconosciuti. Ma chi ci garantisce che i componenti di questa agenzia si comporteranno correttamente? Se si vuole cambiare veramente, a mio parere la valutazione di programmi scientifici e concorsi non dovrà essere affidata ai soliti noti "esperti" caserecci, ma appaltata ad arbitri stranieri, non perchè più bravi o più belli, ma solo più indipendenti e avulsi da inciuci e malcostume delle lobbies politico-accademiche nostrane; quegli inciuci e quel malcostume denunciati da Fiocchi. Un decennio di tale pratica potrebbe contribuire a ripristinare un senso etico e di responsabilità nel mondo accademico e della ricerca.
domenica 26 luglio 2009
Gli atenei virtuosi della Gelmini
Arrivano gli Atenei virtuosi! ll cosiddetto pacchetto universita' presentato da Mariastella Gelmini e approvato dal Consiglio dei ministri stabilisce una graduatoria degli Atenei virtuosi che si spartiranno un fondo premiale di circa 525 milioni di euro.
Potrei sbagliarmi, ma temo che in questa “valutazione” abbiano avuto un forte peso gli indici economici. Ad una prima occhiata mi sembra che in particolare vengano premiati gli Atenei medio-piccoli con meno personale, quelli che per la spesa dedicata agli stipendi si sono tenuti al di sotto del 90% del fondo di finanziamento ordinario (FFO). In questo modo si arriva all’assurdo di penalizzare Facoltà o Dipartimenti di valore, solo perché appartenenti ad Atenei in media più spendaccioni di altri.
Per quanto riguarda la didattica, anche qui ho qualche perplessità. Un criterio preso in considerazione è stato il numero di studenti iscritti al secondo anno che hanno superato almeno i due terzi degli esami. In questo modo però vengono promosse le università-esamifici dove è più facile superare gli esami, mentre le più selettive risultano didatticamente scarse. Si è deciso inoltre di premiare gli Atenei i cui studenti hanno trovato un lavoro entro i tre anni dal conseguimento della laurea. L’assunzione, competamente sbagliata, è che trovare lavoro in Italia è funzione esclusiva del valore del laureato, completamente indipendente dalle condizioni socio-economiche di una data regione o da altre “variabili” più caserecce.
E’ ancora poco chiaro quali siano stati i criteri di valutazione della ricerca e delle pubblicazioni scientifiche, anche se si legge che sono stati presi in considerazioni i giudizi del Civr.
Insomma, mi sbaglierò, ma al momento queste classifiche sembrano frutto di un lavoro estemporaneo, approssimativo e poco meditato che ha prodotto stime inesatte. A mio parere, piuttosto che interi Atenei, spesso molto eterogenei al loro interno, sarebbe più corretto valutare le singole Facoltà o i singoli Dipartimenti.
Potrei sbagliarmi, ma temo che in questa “valutazione” abbiano avuto un forte peso gli indici economici. Ad una prima occhiata mi sembra che in particolare vengano premiati gli Atenei medio-piccoli con meno personale, quelli che per la spesa dedicata agli stipendi si sono tenuti al di sotto del 90% del fondo di finanziamento ordinario (FFO). In questo modo si arriva all’assurdo di penalizzare Facoltà o Dipartimenti di valore, solo perché appartenenti ad Atenei in media più spendaccioni di altri.
Per quanto riguarda la didattica, anche qui ho qualche perplessità. Un criterio preso in considerazione è stato il numero di studenti iscritti al secondo anno che hanno superato almeno i due terzi degli esami. In questo modo però vengono promosse le università-esamifici dove è più facile superare gli esami, mentre le più selettive risultano didatticamente scarse. Si è deciso inoltre di premiare gli Atenei i cui studenti hanno trovato un lavoro entro i tre anni dal conseguimento della laurea. L’assunzione, competamente sbagliata, è che trovare lavoro in Italia è funzione esclusiva del valore del laureato, completamente indipendente dalle condizioni socio-economiche di una data regione o da altre “variabili” più caserecce.
E’ ancora poco chiaro quali siano stati i criteri di valutazione della ricerca e delle pubblicazioni scientifiche, anche se si legge che sono stati presi in considerazioni i giudizi del Civr.
Insomma, mi sbaglierò, ma al momento queste classifiche sembrano frutto di un lavoro estemporaneo, approssimativo e poco meditato che ha prodotto stime inesatte. A mio parere, piuttosto che interi Atenei, spesso molto eterogenei al loro interno, sarebbe più corretto valutare le singole Facoltà o i singoli Dipartimenti.
domenica 12 aprile 2009
Solidarietà per la popolazione abruzzese colpita dal terremoto.
Approfitto dello spazio di questo blog per esprimere il mio più profondo cordoglio e la mia solidarietà per la tragedia che ha colpito la popolazione dell'Aquila e degli altri paesi limitrofi. E' importante che tutti diano il loro, anche minimo, contributo per aiutare l'Abruzzo e le tante famiglie che in pochi atroci attimi hanno perso tutto.
mercoledì 25 marzo 2009
Appello
Firmate l'appello indirizzato dai docenti univeristari al Presidente del Consiglio.
CHIEDIAMO LE SCUSE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Il Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, ha di nuovo rivolto espressioni gravemente ingiuriose contro l'Università italiana e contro il suo corpo docente. L'Università, nel giudizio espresso dall'on. Berlusconi, non sarebbe altro che "un ammortizzatore sociale" e un covo di intrighi nepotisti. Purtroppo espressioni siffatte non sono nuove, e da molti mesi le abbiamo sentite ripetere con arroganza, nel quadro di una squallida campagna denigratoria condotta dall'attuale Esecutivo contro il sistema scolastico e universitario, con l'ausilio di media compiacenti. Tale campagna offende la verità dei fatti e unicamente risponde al desiderio di far giustizia sommaria della ricerca, della cultura e di ogni pensiero critico, in spregio dell'avvenire del paese e di quello delle giovani generazioni. Noi, docenti delle Università italiane e cittadini della Repubblica, siamo qui pertanto a chiedere formalmente al Presidente del Consiglio di adottare toni più consoni all'autorità da lui rivestita e di rivolgerci le sue scuse.
Nessuno di noi discute la possibilità di migliorare le prestazioni del sistema universitario italiano sul piano dell'insegnamento e della ricerca, di utilizzare più razionalmente le risorse e di perfezionare i difettosi meccanismi di reclutamento dei docenti, peraltro disposti dal Parlamento e dal governo. Respingiamo tuttavia con fermezza una campagna di calunnie volgare e di totale infondatezza. Malgrado la notissima insufficienza dei fondi a disposizione, che ci colloca agli ultimi posti tra i paesi industrializzati, per noi parlano sia la considerazione di cui gode la ricerca italiana nel confronto con le altre realtà europee ed extraeuropee, sia la qualità internazionalmente accertata dei laureati nei nostri atenei. Da anni molti di noi denunciano le manchevolezze del nostro sistema universitario, reclamano appropriate misure di riforma e con impegno si adoperano per garantire la funzionalità degli Atenei. In ogni caso, ci preme ricordare all'on. Berlusconi che la reputazione internazionale degli studiosi e delle strutture di ricerca italiane, specie quelle pubbliche - sul piano della qualità scientifica e su quello della moralità - è alquanto più elevata di quella di cui godono il sistema politico e il sistema imprenditoriale.
Aspettiamo dunque le sue scuse, signor Presidente del Consiglio.
Angelo d'Orsi (Storia del pensiero politico, Università di Torino)
Alfio Mastropaolo (Scienza politica, Università di Torino)
CHIEDIAMO LE SCUSE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Il Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, ha di nuovo rivolto espressioni gravemente ingiuriose contro l'Università italiana e contro il suo corpo docente. L'Università, nel giudizio espresso dall'on. Berlusconi, non sarebbe altro che "un ammortizzatore sociale" e un covo di intrighi nepotisti. Purtroppo espressioni siffatte non sono nuove, e da molti mesi le abbiamo sentite ripetere con arroganza, nel quadro di una squallida campagna denigratoria condotta dall'attuale Esecutivo contro il sistema scolastico e universitario, con l'ausilio di media compiacenti. Tale campagna offende la verità dei fatti e unicamente risponde al desiderio di far giustizia sommaria della ricerca, della cultura e di ogni pensiero critico, in spregio dell'avvenire del paese e di quello delle giovani generazioni. Noi, docenti delle Università italiane e cittadini della Repubblica, siamo qui pertanto a chiedere formalmente al Presidente del Consiglio di adottare toni più consoni all'autorità da lui rivestita e di rivolgerci le sue scuse.
Nessuno di noi discute la possibilità di migliorare le prestazioni del sistema universitario italiano sul piano dell'insegnamento e della ricerca, di utilizzare più razionalmente le risorse e di perfezionare i difettosi meccanismi di reclutamento dei docenti, peraltro disposti dal Parlamento e dal governo. Respingiamo tuttavia con fermezza una campagna di calunnie volgare e di totale infondatezza. Malgrado la notissima insufficienza dei fondi a disposizione, che ci colloca agli ultimi posti tra i paesi industrializzati, per noi parlano sia la considerazione di cui gode la ricerca italiana nel confronto con le altre realtà europee ed extraeuropee, sia la qualità internazionalmente accertata dei laureati nei nostri atenei. Da anni molti di noi denunciano le manchevolezze del nostro sistema universitario, reclamano appropriate misure di riforma e con impegno si adoperano per garantire la funzionalità degli Atenei. In ogni caso, ci preme ricordare all'on. Berlusconi che la reputazione internazionale degli studiosi e delle strutture di ricerca italiane, specie quelle pubbliche - sul piano della qualità scientifica e su quello della moralità - è alquanto più elevata di quella di cui godono il sistema politico e il sistema imprenditoriale.
Aspettiamo dunque le sue scuse, signor Presidente del Consiglio.
Angelo d'Orsi (Storia del pensiero politico, Università di Torino)
Alfio Mastropaolo (Scienza politica, Università di Torino)
Berlusconi attacca l’Università
Silvio Berlusconi ha recentemente dichiarato alla stampa: “Ogni professore ha il figlio, il cugino, l'amico del figlio, il cognato che ha la cattedra con l'invenzione di un corso di laurea". Da che pulpito, proprio lui noto per aver piazzato in posti strategici parenti e amici. Ricordate l’ascesa di Previti, da avvocato di fiducia del cavaliere a Ministro della Difesa nel 1994, poi condannato per corruzione?
Nepotismo e corruzione esistono nell'ambiente accademico e sono da perseguire, ma non si tratta di mali esclusivi dell’università, purtroppo hanno infettato ogni ambito di questo il paese, soprattutto la politica. E 'doveroso ricordare che negli atenei italiani esistono anche professionalità ed eccellenza, ma non fanno notizia perché una buona fetta di stampa è alla ricerca affannosa dello scandalo e dei fenomeni patologici. E' luogo comune che i famosi “cervelli” siano costretti a espatriare perché discriminati dai docenti; in realtà molti di loro rimarrebbero volentieri e fuggono o non ritornano perché in Italia fanno la fame, a causa della mancanza di fondi.
Le parole di Berlusconi sono parte di un disegno diffamatorio indiscriminato ai danni dell’università, sostenuto anche da molti massmedia, per giustificare i tagli e gli altri interventi del governo. Così si criminalizzano tutti. Così il mondo accademico diventa un informe “blob” di baronia e corruzione che ingurgita tutti, anche i tanti professionisti seri che lavorano in cronica carenza di finanziamenti adeguati e all’università non hanno avuto mai nemmeno un bisnonno bidello.
E alla fine, chissà come, nepotisti e fannulloni rimangono sempre al loro posto e le lobbies accademiche legate alla politica continuano a fare il bello e cattivo tempo. E’ un grande gioco delle parti dove le persone serie e oneste hanno quasi sempre la peggio. Non c’è da stare molto allegri.
Nepotismo e corruzione esistono nell'ambiente accademico e sono da perseguire, ma non si tratta di mali esclusivi dell’università, purtroppo hanno infettato ogni ambito di questo il paese, soprattutto la politica. E 'doveroso ricordare che negli atenei italiani esistono anche professionalità ed eccellenza, ma non fanno notizia perché una buona fetta di stampa è alla ricerca affannosa dello scandalo e dei fenomeni patologici. E' luogo comune che i famosi “cervelli” siano costretti a espatriare perché discriminati dai docenti; in realtà molti di loro rimarrebbero volentieri e fuggono o non ritornano perché in Italia fanno la fame, a causa della mancanza di fondi.
Le parole di Berlusconi sono parte di un disegno diffamatorio indiscriminato ai danni dell’università, sostenuto anche da molti massmedia, per giustificare i tagli e gli altri interventi del governo. Così si criminalizzano tutti. Così il mondo accademico diventa un informe “blob” di baronia e corruzione che ingurgita tutti, anche i tanti professionisti seri che lavorano in cronica carenza di finanziamenti adeguati e all’università non hanno avuto mai nemmeno un bisnonno bidello.
E alla fine, chissà come, nepotisti e fannulloni rimangono sempre al loro posto e le lobbies accademiche legate alla politica continuano a fare il bello e cattivo tempo. E’ un grande gioco delle parti dove le persone serie e oneste hanno quasi sempre la peggio. Non c’è da stare molto allegri.
venerdì 9 gennaio 2009
Ecco la legge Gelmini-Giavazzi: solo fumo negli occhi!
La legge Gelmini è stata approvata ieri; come molti sanno si tratta di una serie di norme suggerite in gran parte dall'economista della Bocconi Giavazzi. Quante "menti" per partorire delle misure che non incideranno affatto sul "tasso etico" dell'università e dei per i concorsi e che non favoriranno il merito. Si tratta di una legge farsa, molto fumo negli occhi, una serie di interventi che mirano solo a fare cassa. Vi consiglio di leggere i seguenti commenti:
http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/gli-errori-de
lla-gelmini-giavazzi-sui-concorsi-universitari/
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-01/090109/KE8RX.tif
http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/luniversita-c
he-piace-a-confindustria/
http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/gli-errori-de
lla-gelmini-giavazzi-sui-concorsi-universitari/
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-01/090109/KE8RX.tif
http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/luniversita-c
he-piace-a-confindustria/
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